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56 Progetto Re-Up
sempre più difficile. Viene così a instaurarsi un circolo vizioso tra decadimento
cognitivo, scarso uso della parola, isolamento e decadimento globale. Per
contrastare questa tendenza la terapia conversazionale si propone di instaurare
un circolo virtuoso che parte da una speciale attenzione alle parole e cerca di
arrivare al maggior grado possibile di felicità conversazionale. il metodo del
Conversazionalismo di Giampaolo Lai (medico psicanalista) nasce negli anni 90,
parte alla scoperta delle tecniche che possono favorire la felicità conversazionale.
Felicità che viene riferita alle parole, ma che forse corrisponde anche a quella
intesa in senso psicologico. Questo approccio incoraggia ad affrontare le
conversazioni con le persone dementi in modo diverso, partendo dall'attenzione
alle parole dell'altro e alle proprie, applicando quelle tecniche che diventano,
pagina dopo pagina, familiari, e infine scoprendo che le parole possono diventare
strumento terapeutico da affiancare al trattamento tradizionale.
Longevity training (Psicomotricità)
Il modello si pone come centro teorico e metodologico di tutte le attività umane,
la Vita come sintesi sublime di correlati biologici ed emozionali.
L'integrazione dell'intelligenza razionale con le emozioni ha dato vita alla proposta
dell'intelligenza emotiva da parte dello psicologo Daniel Goleman.
L'aspetto centrale proposto dal modello riguarda non solo il riscatto delle
emozioni ma anche il superamento della dissociazione tra intelligenza ed
affettività.
La società, oltre a formare esperti professionisti deve coltivare in essi anche
l'empatia, il senso profondo di identificazione con gli altri esseri umani.
Comprendere le azioni degli altri è essenziale per un professionista della
riabilitazione. Oggi le neuroscienze hanno fornito interessanti conferme di questa
affermazione a partire sempre da ricerche svolte da studiosi italiani. Giacomo
Rizzolatti, neurofisiologo, ha scoperto un tipo particolare di cellule, i neuroni
specchio, dotate della particolarità di attivarsi sia quando osserviamo un'azione
sia quando la compiamo noi stessi.
Trovano così spiegazione molti dei nostri comportamenti individuali e sociali, ma
ciò comporta anche una trasformazione nel modo di intendere percezione, azione
e cognizione, dato che lo studio dei neuroni specchio mostra le aree del cervello
deputate all'agire sono in grado anche di percepire e di conoscere.