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Progetto Re-Up                    43




            L'Identità  di  una  persona  affetta  da  demenza  perde  ogni  punto  di  riferimento,
            temporale,  spaziale,  personale,  familiare,  da  qui  nasce  l'esigenza  di
            riconoscimento identitario in ogni tipo di comportamento di cura a egli riferito, sia
            sanitario  sia  assistenziale-sociale.  Rispettare  questo  canone  di  condotta  per  un
            animatore e l'atto che decide se si sta attuando animazione oppure no, verso la
            persona,  ma  è  soprattutto  l'atto  che  determinerà  la  qualità  del  rapporto
            relazionale con essa e destinerà incontrovertibilmente gli esiti della cura nei suoi
            confronti. Nel rispettare l'identità del malato si rispetta soprattutto la dignità, e in
            questo si colloca la crucialità morale negli interventi di animazione intesa come
            cura.
            Il concetto di empatia pone in partenza un tema determinante: il superamento dei
            concetti di simpatie e antipatia.
            Questo è un punto di partenza indiscutibile, in quanto l'atteggiamento empatico
            dell'animatore  verso  una  persona  affetta  da  demenza,  essendo  un'operazione
            difficile e faticosa, trova vero significato principalmente nelle situazioni di forte
            criticità e si potrà avere una speranza di risoluzione positiva dell'intervento solo
            tramite  atti  di  collaborazione  condivisa.  Attuare  un  approccio  maturo  senza
            pregiudizi  e  visioni  personali,  capaci  di  stare  nella  pienezza  del  momento,
            consapevoli che la situazione è di per sé mutevole e continuamente si trasforma
            in qualcos'altro. La semplicità dell'essere empatico permette allora di mettersi nei
            panni altrui rimanendo fermi nel proprio ruolo e nei programmi previsti, evitando
            il forte rischio di personalizzazione negli interventi, che diverrebbero così motivo
            di  disorientamento  per  l'ospite  e  causa  di  disaccordo  per  tutto  il  gruppo.  In
            conclusione bisogna inserire tutte queste considerazioni all'interno del progetto
            che  si  sviluppa  tenendo  ben  presente  l'unicità  di  ogni  ospite.  Ogni  passaggio
            riferito al singolo o al piccolo gruppo richiede un concordato rispettato da tutti,
            verificato  nei  tempi  previsti.  Tutto  questo  non  solo  perché  sarebbe  corretto
            riguardo  la  prassi  lavorativa  all'interno  del  gruppo,  ma  perché  così  facendo  si
            rispettano le specifiche esigenze di ognuno.
            I bisogni, espressi e non, dalle persone affette da patologie neuro-degenerative,
            riguardano il loro sentirsi ancora parte della comunità, occupando il loro tempo
            utile impegnandosi in attività coinvolgenti sia emotivamente, sia da un punto di
            vista  cognitivo-sensoriale,  relazionale  e  sociale.  In  questa  prospettiva,
            l’animazione diventa uno strumento fondamentale per promuovere un lavoro di
            squadra,  orientato  a  una  condivisione  d’intenti  fra  i  molteplici  operatori  che
            concorrono alla cura della persona affetta da demenza. Il progetto “Re-up”  vuole
            mettere  in  evidenza  l’utilità,  l’efficacia  e  l’identità  di  questa  nuova  figura  di
            RIATTIVATORE GLOBALE, cercando di andare oltre un semplice valore d’uso, per
            riconoscere  e  affermare  il  ruolo,  che  essa  assume  in  particolare  nell’area  delle
            demenze. In questo senso l’animazione globale può essere un valido strumento in
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